S'intende tutt'oggi per droga, psicoattiva o non, quello che millenni fa pensavano Ippocrate e Galeno, padri della medicina scientifica: una sostanza che invece di «essere vinta» dal corpo (e assimilata come semplice alimento) è capace di «vincerlo», provocando, seppur in dosi insignificanti paragonate a quelle di altri alimenti, grandi cambiamenti organici, psichici, o di entrambi i tipi.
Le prime droghe comparvero in piante o parte di esse, come risultato di una coevoluzione tra regno botanico e animale. Alcuni terreni con erba da foraggio, per esempio, cominciarono ad assorbire silicio, provocando negli erbivori di quelle zone o l'aumento dell'avorio nei loro molari oppure la perdita dei denti dopo pochi anni di pascolo. Analogamente alcune piante svilupparono difese chimiche per contrastare la voracità animale, «inventando» droghe mortali per specie senza papille gustative o senza olfatto fine. E' probabile che alcuni esseri umani abbiano subito dei mutamenti una volta assaggiate queste erbe psicoattive; in quest'ottica sono interpretabili vari miti, comuni a tutti i continenti, in cui viene narrato il nesso tra cibarsi di questo cibo (quasi sempre definito come carne o cibo degli dei[1]) e il paradiso come reminiscenza di antiche trance.
Tuttavia durante milioni di anni per gran parte i vegetali e i frutti erano velenosi e piccoli, come la pannocchia del mais arcaico (sopravvissuta in America Centrale) o la vite silvestre. Solo con la rivoluzione del Neolitico comparve tra i cereali un grano non tossico e succulento nonchè molte leguminose commestibili ed un'ampia gamma di frutti con abbondante polpa. (..)
Le culture dei cacciatori-agricoltori, senza dubbio le più antiche del pianeta, hanno in comune una pluralità aperta o infinita di dei. Oggi sappiamo che gran parte di quelle società gli invididui hanno imparato e riaffermato la loro identità culturale facendo esperienze con qualche droga psicoattiva. Per questo motivo, queste tradizioni rappresentano un capitolo tanto fondamentale quanto dimenticato fino a poco tempo fa di quella che religioni posteriori, tipiche delle culture sedentarie, chiameranno verità rivelata. Le prime ostie o forme sacre sono state sostanze psicoattive, come il peyote o certi funghi.
D'altro canto solo il tempo segnerà il confine tra la festa, la medicina, la magia e la religione. Malattie, castighi e impurità sono in principio la stessa cosa, un pericolo che si cerca di scongiurare con dei sacrifici. Alcuni sacrificavano vittime (animali, umane) a qualche divinità per ottenerne i favori, altri mangiano in comune qualche cosa che è considerata divina. Questa seconda forma di sacrificio, l'agape o banchetto sacramentale, si relaziona quasi infallibilmente con le droghe. Così succede oggi con il peyote in Messico, con l'ayahuasca in Amazzonia, con l'iboga in Africa occidentale o con la kawa in Oceania; numerosi indizi suggeriscono che altre piante sono state usate in modo più o meno analogo in passato. Fin dalla notte dei tempi, ingerire qualcosa che veniva considerato la «carne» (o il «sangue») di certi dei poteva essere proprio una religione naturale o primitiva, frequente anche in cerimonie di iniziazione alla maturità e in altri riti di passaggio. Ma anche se c'è una grande differenza tra il sacrificio cruento e quello incruento, tra il dono di una vittima e il banchetto sacramentale, entrambi i tipi possono fondersi in riti come la messa, dove il ricordo del capro espiatorio Cristo («agnello che lava i peccati del mondo») crea un pane benedetto e un vino benedetto, corpo e sangue del sacrificato.
Si noti come la parola greca per indicare droga sia pharmakon, e che pharmakon - cambiando solo l'accento e la lettera finale - significhi proprio capro espiatorio. Lungi dall'essere una mera coincidenza, questo mostra fino a che punto la medicina, la religione e la magia siano agli albori inseparabili.
La più antica fusione di queste tre dimensioni è lo sciamanesimo, un'istituzione diffusa in tutto il pianeta, il cui senso è quello di amministrare le tecniche dell'estasi, intendendo per estasi uno stato di trance che cancella le barriere tra veglia e sonno, tra cielo e terra. Assumendo qualche droga o fornendola a qualcun'altro, o a tutta la tribù, lo sciamano tende un ponte tra l'ordinario e lo straordinario (stesso ruolo ricoperto per altro dal pontefice, pontifex), servendo per le cerimonie religiose quanto per la terapia.
E' curioso che, nella sua Metafisica (A 984b 18), Aristotele attribuisca ad Ermotimo di Clazomene, un individuo dall'evidente profilo sciamanico, l'invenzione della parola Nous, che traduciamo come «intelligenza». Le leggende su Ermotimo raccontano che spesso abbandonava il suo corpo, alcune volte per incarnarsi in diversi esseri viventi, altre per viaggiare attraverso dimensioni sotterranee o celesti.
Sorprendentemente, il livello di conoscenza sulla botanica psicoattiva dipende dal fatto che in un territorio sopravvivano forme di religione naturale, amministrate da sciamani. Questo è stato notat da un confronto tra il continente americano e quello eurasiatico: anche se il primo è molto minore in grandezza rispetto al secondo, con una minore varietà botanica, il Nuovo Mondo conosce dieci piante psicoattive per ciascuna di quelle conosciute nel Vecchio Mondo. Il dato è ancora più rilevante se si considera che in Europa ed in Asia si trovano pianti uguali o simili a quelle americane. Ma l'America, a differenza dell'Africa e dell'Eurasia, fino a pochi secoli fa era estranea ai grandi monoteismi.
L'ebbrezza era un'esperienza, a volte religiosa a volte edonista, che l'uomo del passato praticava con diverse sostanze psicoattive. l'Ahura-Mazda, libro sacro dello zoroastrismo dice «senza trance e senza canapa» in uno dei suoi versi (XIX, 20), e ci sono riferimenti a funghi psicoattivi in altri inni a divinità asiatiche e del Nord Europa. L'antica parola indoiranica per canapa (bhanga in iranico, bhang in sanscrito) si usa anche per la trance indotta da altre droghe. Con effetti completamente opposti a qualunque bevanda alcolica, gli arcaici inni del Rig Veda parlano dell'ebbrezza di come di ciò che «eleva la carrozza dei venti», e molto più tardi, nel I secolo, Filone d'Alessandria continua a relazionarla ad atti di giubilo sacramentale; nel suo trattato di agricoltura infatti afferma: "Dopo aver implorato il favore degli dei (..) raggianti ed allegri si abbandonavano alla rilassatezza e al godimento (..) Si dice che da lì viene la parola ubriacarsi, perchè era usanza già in ere precedenti concedersi all'ebbrezza dopo aver sacrificato" (De plantatione, XXXIX, 162-163).
Tuttavia, all'interno dell'ebbrezza sacramentale, è necessario distinguere tra possesso e viaggio. L'ebbrezza da possesso, provocata da droghe come l'alcool, il tabacco, la datura, la belladonna e altre analoghe, induce raptus di frenesia corporale dove scompare la coscienza fisica; accompagnati dalla musica e dalle danze violente quei raptus sono tanto piùù riparatori quanto meno somigliano alla lucidità e al ricordo. Al contrario, l'ebbrezza da viaggio è provocata da droghe che rafforzano in modo spettacolare i sensi senza cancellare la memoria; il loro uso può essere accompagnato da musica e danza, ma suscita prima di tutto un'escursione psichica cosciente, introspettiva prima e dopo.
L'ebbrezza da viaggio che, per l'appunto, è quella sciamanica, ha avuto forse l'epicentro in Asia centrale, da dove si è estesa verso l'America, il Pacifico e l'Europa. Quella da possesso regna in Africa e da quell'area forse è passata al Mediterraneo e al grande arcipelago indonesiano, dove l'amok costituisce una delle sue manifestazioni più chiare; in tempi storici invase l'America con la tratta degli schiavi e tutt'oggi, con nomi come vudù, candomblè o mandinga, gode di svariati seguaci.
Note
[1]soma, amrita, ambrosia, haoma, teonanacatl (..)
tratto da: Antonio Escohotado - Piccola storia delle droghe (Donzelli)
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21 luglio 2008
5 gennaio 2008
corpus dei
In questo post ci proponiamo di analizzare la cosiddetta 'manna' (carne degli dei o cibo degli dei) descritta nell'Antico Testamento.
Esodo 16:4
Allora il Signore disse a Mosè: "Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina secondo la mia legge o no. Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che dovranno portare a casa, sarà il doppio di ciò che raccoglieranno ogni altro giorno”.
L'intento del Signore era quindi di somministrare quotidianamante la manna al suo popolo per metterlo "alla prova", come se si trattasse di un rito religioso quotidiano.
Il sesto giorno, ossia il sabato, dovranno assumerne 'il doppio' (per questo gli ebrei santificano il sabato).
Esodo 16:14
“Poi lo strato di rugiada svanì ed ecco che sulla superficie del deserto vi era una cosa minuta e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. A tale vista i figli d'Israele si chiesero l'un l'altro: “Che cos'è questo?” perché non sapevano che cosa fosse. E Mosè disse loro: “Questo è il pane che il Signore vi ha dato per cibo”.
La manna viene trovata sulla superficie del deserto, ha grandezza limitata, ed è come "brina sulla terra", pertanto umida e fredda.
Esodo 16:16
"Ecco che cosa comanda il Signore: Raccoglietene quanto ciascuno può mangiarne, un omer a testa, secondo il numero delle persone con voi. Ne prenderete ciascuno per quelli della propria tenda."
Viene qui specificata per persona la quantità di manna da assumere: un omer, unità di misura talmudica.
Esodo 16:19
“Poi Mosè disse loro: "Nessuno ne faccia avanzare fino al mattino". Essi non obbedirono a Mosè e alcuni ne conservarono fino al mattino; ma vi si generarono vermi e imputridì. Mosè si irritò contro di loro. Essi dunque ne raccoglievano ogni mattina secondo quanto ciascuno mangiava; quando il sole cominciava a scaldare, si scioglieva."
Mosè ordina di consumare tutta la dose di manna prescritta dal Signore. Coloro che non obbedirono poterono osservare la manna marcire sotto i loro occhi.
Ci chiediamo quale cibo, raccolto 'tra la brina del deserto', considerato nel contempo un alimento e un test attiduinal-spirituale, possa marcire poco dopo averlo raccolto.
Esodo 16:22
"Nel sesto giorno essi raccolsero il doppio di quel pane, due omer a testa. Allora tutti i principi della comunità vennero ad informare Mosè. E disse loro: «È appunto ciò che ha detto il Signore: Domani è sabato, riposo assoluto consacrato al Signore. Ciò che avete da cuocere, cuocetelo; ciò che avete da bollire, bollitelo; quanto avanza, tenetelo in serbo fino a domani mattina."
Si evince dal testo che per processare la manna essa dovesse essere sottoposta a cottura e bollitura, preservandone la natura.
In ogni culto enteogenico che utilizzi funghi, questi vengono processati: per attivare specifici principi attivi (vedi amanita muscaria-- acido ibotenico convertito in muscimolo), evitarne la marcitura e per migliorarne il sapore.
Esodo 16:31
"La casa d'Israele la chiamò manna. Era simile al seme del coriandolo e bianca; aveva il
sapore di una focaccia con miele."
Numeri 11:6
"Ora la nostra vita inaridisce; non c'è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna. Ora la manna era simile al seme del coriandolo e aveva l'aspetto della resina odorosa. Il popolo andava attorno a raccoglierla; poi la riduceva in farina con la macina o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere nelle pentole o ne faceva focacce; aveva il sapore di pasta all'olio. Quando di notte cadeva la rugiada sul campo, cadeva anche la manna."
Ricordiamo che nei riti gnostici ellenici che prevedono l'utilizzo dell' ambrosia (cibo degli dei), i funghi contenuti in essa venivano mischiati con il miele, che oltre a conservarli ne addolciva il gusto. La stessa procedura veniva seguita nelle culture mesoamericane nell'assunzione del teonanacatl (cibo degli dei), così come in India, nell'Indostan e nelle terre indoariane con l'amrita (cibo degli dei).
Esodo 16:4
Allora il Signore disse a Mosè: "Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina secondo la mia legge o no. Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che dovranno portare a casa, sarà il doppio di ciò che raccoglieranno ogni altro giorno”.
L'intento del Signore era quindi di somministrare quotidianamante la manna al suo popolo per metterlo "alla prova", come se si trattasse di un rito religioso quotidiano.
Il sesto giorno, ossia il sabato, dovranno assumerne 'il doppio' (per questo gli ebrei santificano il sabato).
Esodo 16:14
“Poi lo strato di rugiada svanì ed ecco che sulla superficie del deserto vi era una cosa minuta e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. A tale vista i figli d'Israele si chiesero l'un l'altro: “Che cos'è questo?” perché non sapevano che cosa fosse. E Mosè disse loro: “Questo è il pane che il Signore vi ha dato per cibo”.
La manna viene trovata sulla superficie del deserto, ha grandezza limitata, ed è come "brina sulla terra", pertanto umida e fredda.
Esodo 16:16
"Ecco che cosa comanda il Signore: Raccoglietene quanto ciascuno può mangiarne, un omer a testa, secondo il numero delle persone con voi. Ne prenderete ciascuno per quelli della propria tenda."
Viene qui specificata per persona la quantità di manna da assumere: un omer, unità di misura talmudica.
Esodo 16:19
“Poi Mosè disse loro: "Nessuno ne faccia avanzare fino al mattino". Essi non obbedirono a Mosè e alcuni ne conservarono fino al mattino; ma vi si generarono vermi e imputridì. Mosè si irritò contro di loro. Essi dunque ne raccoglievano ogni mattina secondo quanto ciascuno mangiava; quando il sole cominciava a scaldare, si scioglieva."
Mosè ordina di consumare tutta la dose di manna prescritta dal Signore. Coloro che non obbedirono poterono osservare la manna marcire sotto i loro occhi.
Ci chiediamo quale cibo, raccolto 'tra la brina del deserto', considerato nel contempo un alimento e un test attiduinal-spirituale, possa marcire poco dopo averlo raccolto.
Esodo 16:22
"Nel sesto giorno essi raccolsero il doppio di quel pane, due omer a testa. Allora tutti i principi della comunità vennero ad informare Mosè. E disse loro: «È appunto ciò che ha detto il Signore: Domani è sabato, riposo assoluto consacrato al Signore. Ciò che avete da cuocere, cuocetelo; ciò che avete da bollire, bollitelo; quanto avanza, tenetelo in serbo fino a domani mattina."
Si evince dal testo che per processare la manna essa dovesse essere sottoposta a cottura e bollitura, preservandone la natura.
In ogni culto enteogenico che utilizzi funghi, questi vengono processati: per attivare specifici principi attivi (vedi amanita muscaria-- acido ibotenico convertito in muscimolo), evitarne la marcitura e per migliorarne il sapore.
Esodo 16:31
"La casa d'Israele la chiamò manna. Era simile al seme del coriandolo e bianca; aveva il
sapore di una focaccia con miele."
Numeri 11:6
"Ora la nostra vita inaridisce; non c'è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna. Ora la manna era simile al seme del coriandolo e aveva l'aspetto della resina odorosa. Il popolo andava attorno a raccoglierla; poi la riduceva in farina con la macina o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere nelle pentole o ne faceva focacce; aveva il sapore di pasta all'olio. Quando di notte cadeva la rugiada sul campo, cadeva anche la manna."
Ricordiamo che nei riti gnostici ellenici che prevedono l'utilizzo dell' ambrosia (cibo degli dei), i funghi contenuti in essa venivano mischiati con il miele, che oltre a conservarli ne addolciva il gusto. La stessa procedura veniva seguita nelle culture mesoamericane nell'assunzione del teonanacatl (cibo degli dei), così come in India, nell'Indostan e nelle terre indoariane con l'amrita (cibo degli dei).
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