4 luglio 2008

Una certà libertà

"Oggigiorno, quando da ogni parte di discute appassionatamente del problema della libertà, è bene chiederci che cosa possa significare questa parola. Il XIX secolo ha tenuto in gran conto la libertà dell'individuo e ha accordato al pensiero e agli istinti individuali innumerevoli diritti. In pratica, la definizione sommaria della libertà, nel senso attribuitole dal 1800, sarebbe «la partecipazione dell'individuo al maggior numero di diritti acquisiti». Si era liberi di credere o no in Dio, perchè si era conquistato il diritto di libertà religiosa. Si era liberi di divorziare, perchè si erano conquistati certi diritti relativi al legame coniugale. Si era liberi di pensare qualunque cosa, perchè si era conquistato il diritto alla libertà di coscienza. E così di seguito. E' facile comprendere che questa libertà contrattuale riguarda pochissimo il problema della libertà in sè. Si tratta di un certo numero di diritti acquisiti poco per volta, diritti assai piacevoli, ma che non implicano affatto la libertà dell'individuo. Essere liberi significa, anzitutto, essere responsabili verso se stessi. Esseri liberi della propria vita - come dire essere impegnati da ogni atto che si compie; si deve renderne conto. Partecipare ai diritti, al contrario, non comporta alcun impegno, è una «libertà» esteriore, automatica; un permesso di libera circolazione nella vita civile e privata. Con un permesso del genere, che non impegna moralmente nè socialmente, non si rischia niente. Riflettiamo un po' su quel che significa, nella vera accezione del termine, un uomo libero, completamente libero. E' un uomo che risponde con la propria vita di ogni suo atto. Non si può essere liberi se non si è responsabili. La vera libertà non implica «diritti», perchè questi, essendoci dati dagli altri, non ci impegnano. Si è liberi quando si risponde di tutti i propri atti. Responsabilità grave, perchè si tratta della propria vita, che si può perdere (fallendo) o rendere fertile (creando). Al di fuori di questi due poli - il fallimento e la creazione - non vedo quale senso potrebbe avere la libertà. Essere liberi - lo ripeto - significa essere responsabili della propria vita. Si può lasciarsela sfuggire o crearla; diventare un automa e un fallito, oppure un uomo vivo e completo.
Le epoche che hanno ignorato questo senso della libertà hanno prodotto il maggior numero di fallimenti. Così ha fatto il XIX secolo promuovendo una libertà esteriore, irresponsabile, contrattuale. A tale riguardo, per paradossale che possa sembrare, il Medioevo ha conosciuto una maggiore libertà. Le persone che sono vissute allora erano più responsabili, più solenni; ogni atto della loro vita li impegnava; potevano perdersi o salvarsi. La paura della responsabilità costringe l'uomo moderno a rinunciare alla libertà per dei diritti. Fra tutte le «libertà» conquistate dopo la rivoluzione francese la sola cosa valida è il diritto di essere liberi. Del quale, tuttavia, non approfitta quasi nessuno. Perchè compiere atti che non possono essere sanzionati non vuol dire essere liberi."


Testo tratto da Mircea Eliade - Fragmentarium

3 commenti:

Paola ha detto...

"Libertà" dipende sempre di quale libertà si sta parlando.
Di sicuro aver paura di dire ciò che si pensa per paura di avere ritosioni 'strane' (tipo chiusura di blog e querele di varia natura), allora , si parla di libertà di pensiero e parola. Grave nel 2008 non averla!

Mauro ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Mauro ha detto...

Se un uomo è libero solo quando risponde per se stesso con la propia vita, che ruolo hanno in tutto questo gli altri? Come si comporta un uomo che risponde con la vita per la propia libertà in mezzo ad altri che si comportano allo stesso modo. Mi viene in mente la frese: "il diritto ad agire di un uomo termina dove inizia quello degli altri". Anche la libertà è limitata dalle libertà altrui o esiste una particolare condizione in cui l'uomo ottiene la libertà assoluta. Una società di uomini liberi può esistere o la condizione umana prescinde le libertà altrui con le lebertà di ogni singolo individuo.

Nel medioevo le persone erano relativamente più libere perchè ad esse era imposto un severo regolamento sociale legato alla religiosità ed il sistema di precetti culturali limitava l'ardire dei singoli individui. Fino a pochi anni fa alle donne era culturalmete imposto il velo in modo da rendrele meno vulnerabili alle aggressioni esterne ora la donna moderna emancipata guarda con disgusto e pena le donne musulmane che ancora lo fanno, le quali, daltro canto non fanno che ritenere volgari e semplici le donne occidentali.
quali di loro è più libera? che parte della vita viene sacrificata in risposta alla libertà ottenuta, e se c'è un sacrificio c'è libertà?